Il tramonto del consulente: è tutto vero?

Aggiornato il: 26 set 2019

Roboadvisory e prospettive della professioni dei consulenti finanziari

«Così come Amazon ha rovinato Borders e le librerie locali, Netflix ha ucciso Blockbuster, Facebook vi ha fatto smettere di parlare con i vostri amici e Tesla sta cercando di distruggere i grandi produttori d’auto, l’idea dei robo-advisor sta per distruggere lo spazio occupato dai financial advisor, attraverso nuove tecnologie e minori costi; algoritmi al posto di consulenti».


Titolava così l’Economist già nel 2014; i giornalisti oltremanica preannunciavano il tramonto del consulente finanziario e l’ingresso della robotica. E continuano a sottolineare l’impatto negativo. Il Financial Times a dicembre 2016 insiste: nei prossimi 20 anni non esisteranno le agenzie di viaggio, i produttori di componenti industriali, le officine auto e i venditori di polizze RcAuto e infine i consulenti finanziari che verrebbero sostituiti da siti web.


Un pronostico infausto sul quale occorre ragionare soprattutto perché il fenomeno dei robo-advisors è in crescita. Secondo una ricerca condotta Pwc Italia in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano i robo-advisors attualmente presenti sulla scena sono 4: MoneyFarm, Advise Only, Ib Navigator e Yellow Advice. E nulla esclude che ne possano nascere altri nei prossimi mesi, considerate anche le stime positive per gli asset da gestire tramite robo-advisory che salgono dallo 0,9% per il 2016 al 5,6% per il 2020 negli Usa e si fatica a pensare che questa previsione non si replichi in Italia.


Chi usa queste piattaforme?

Secondo il primo World Fintech Report a utilizzare le piattaforme on line sono i clienti più giovani cc.dd. millenials (giovani tra i 24 e i 35 anni) che pur non avendo grosse disponibilità finanziarie consultano quotidianamente, attraverso le app, il proprio conto corrente e che individuano nell’informazione digitale quella trasparenza e semplicità che spesso manca nella consulenza vis a vis. Secondo gli studi il 17,4% dei clienti si avvale esclusivamente di queste piattaforme per la gestione di propri risparmi e un altro 27,4% vi ricorre solo in aggiunta ai provider nazionali.


Ma è il caso di preoccuparsi?

Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente ma la specie che risponde meglio al cambiamento: il monito di Darwin vale anche in finanza. Non è possibile arrestare un cambiamento e soprattutto un’evoluzione tecnologica; dobbiamo pertanto cercare di comprendere qual è il “nuovo” ruolo del consulente finanziario e come possa interagire al meglio con il robo-advisory, soprattutto sfruttandone i vantaggi, primo fra tutti la velocità delle informazioni tra consulente e investitore garantendo una maggiore fidelizzazione. Inoltre conviene allo stesso asset manager utilizzare queste piattaforme il cui impatto sul bilancio è davvero irrisorio (minimo 0,30% massimo 0,9 % su base annua sulle masse investite). Quel conflitto d’interesse tra consulente e robot è in realtà un finto problema; una piattaforma on line è una risorsa che il professionista deve utilizzare per migliorare la performance: saranno in grado di profilare correttamente la propensione del cliente al rischio dei loro clienti personalizzando al meglio il servizio di consulenza.

La tecnologia tuttavia non investe solo la finanza ma anche l’area legale ma in maniera diversa. Ormai è sufficiente verificare il web che propone servizi legali: piccole consulenze e servizi anche di preventivo a mezzo mail e sponsorizzati sul web. Anche in questo caso possiamo parlare di tramonto della consulenza legale? Assolutamente no. Quello offerto a mezzo web è solo un servizio per veloci e semplicissime consulenze; diversamente, il ruolo del professionista che accompagni il cliente non solo in tribunale ma per tutta la gestione delle pratiche è e rimarrà insostituibile.


#patrimonio

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